4 min read

2021, ritorno alla blogosfera

Vi ricordate la blogosfera?

Erano i primi anni 2000, ed Internet era molto diversa da oggi. Facebook, Twitter ed Instagram non esistevano, ci ritrovavamo su forum – i forum! – sparsi nella rete discutendo dei più vari argomenti in piccole nicchie frequentate da persone con strani nomi utente, nomi che poi spesso diventavano familiari. Si scambiavano opinioni, informazioni, ed esperienze in ambienti dall'atmosfera rilassata ed amichevole. Le comunità che si formavano diventavano spesso strette, e raramente superavano la decina di migliaia di utenti – più spesso erano nelle migliaia, con uno zoccolo duro di qualche decina di utenti. Ed a volte nascevano amicizie che poi continuavano nel mondo reale. Signal, WhatSapp, Telegram  e Messenger non c'erano ancora, si chattava su IRC o su altri sistemi tipo ICQ (alcuni miei amici erano su C6, il servizio della Telecom- ve lo ricordate?). YouTube e Netflix non c'erano, i video si compravano o noleggiavano su DVD – oppure si scaricavano dai vari P2P tipo eMule, eAnt, BitTorrent etc. I cellulari non erano touch, ed apparte qualche modello non avevano la possibilità di scattare foto.

Alcuni di noi si creavano dei piccoli spazi dove scrivere idee, opinioni, guide, ed a dir la verità di tutto un po', su siti di vario tipo e fattura. In quegli anni, GeoCities, già sulla via del declino, lasciava spazio a siti strutturati in modo diverso rispetto al solito, con gli articoli in prima pagina in ordine cronologico inverso – come i post in un forum. Erano gli anni dell'ascesa dei blog. Movable Type, creazione Open Source di Six Apart, faceva da apripista a questo piccolo mondo – un mondo che di lì a poco avrebbe fatto parlare di se anche i giornali e le TV, creando figure popolari e diventando una pietra miliare nella storia di Internet che molti di noi hanno vissuto da vicino, in una breve parabola che lo avrebbe poi portato a scomparire quasi del tutto, soppiantato da social media ed app. L'ascesa di WordPress, nel 2004, che a differenza di Movable Type offriva anche la possibilità di aprire un blog gratuitamente ed in maniera estremamente semplice (bastava creare un account) su un sottodominio di wordpress.com, portò all'accelerazione del fenomeno aprendo quel mondo anche a chi non aveva le conoscenze tecniche per configurare un server ed il relativo software per crearsi un blog da solo.

Movable Type introduceva un concetto nuovo: quello del Trackback. L'idea era semplice, ed apriva possibilità veramente interessanti. Eventualmente i Trackback diventarono Pingback, stesso concetto ma leggermente meno soggetti a spam. Funzionava così: immagina (diamoci del tu) di avere un blog. Leggi un articolo su un altro blog ed hai un'opinione sull'argomento, o per qualche motivo vuoi rispondere e dire la tua. Magari vuoi aggiungere qualcosa. Apri il tuo blog, scrivi un articolo in risposta a quello che hai letto, e da qualche parte aggiungi un link all'articolo originale. Quando pubblichi il tuo articolo (sul tuo blog), parte una notifica verso il blog con l'articolo originale, ed il tuo articolo appare – in forma di commento – alla fine di quell'articolo. Non tutto il tuo articolo ovviamente, solo le prime parole, magari le prime due frasi. Ma non è un problema perché c'è anche un link al tuo blog dove chi vuole può leggerselo tutto. Può sembrare strano come concetto, ma consentiva dei botta e risposta che spesso diventavano conversazioni interessanti da cui tutti, autori e lettori, imparavano qualcosa. Un po' come un rapporto epistolare che tutti potevano leggere e su cui tutti potevano commentare.

E lì stava, in parte, la forza e la bellezza della blogosfera.

L'altra parte erano i feed RSS, dei file XML che consentivano (e consentono tutt'ora) di "iscriversi" ad un blog tramite un qualche software, e che erano un ottimo sistema per leggere i blog a cui eravamo interessati senza doverli controllare uno per uno – perché ogni internauta di rispetto, ai tempi, di blog ne seguiva qualche decina. Google Reader era il lettore di feed più utilizzato, poi discontinuato nel 2013, e sostituito per un certo tempo da Digg Reader (chi si ricorda di Digg e Del.icio.us agli albori del Web 2.0?) – anche quello chiuso qualche anno dopo, e mai rimpiazzato da qualcosa dello stesso calibro. Poi c'erano i planet, aggregatori di feed di diversi blog che parlavano dello stesso argomento o per lo meno di argomenti affini. Ne esistevano di tutti i tipi, anche se molti tendevano a specializzarsi in qualche settore tecnologico o comunque affine alla programmazione. Bastava andare su un planet per vedere gli ultimi articoli dei blog che aggregava, rigorosamente in ordine cronologico dal più recente ai più vecchi. Le informazioni fluivano in modo diverso, quello che leggevamo non veniva deciso da qualche algoritmo: selezionavamo le fonti, e l'ordine era cronologico.

Era un bel periodo. Si favoriva il contenuto, l'informazione utile. Ci si scambiavano idee e si discuteva con persone che stimavamo. E si preferivano contenuti di una certa lunghezza, c'era sostanza in quello che si trovava. Non in tutto, ma in buona parte. Ovviamente non era un mondo perfetto. I miei compagni di università avevano blog, ed insieme avevamo anche un forum. Ci trovavamo quasi tutti i giorni in rete a chattare, scrivere sul forum, postare sui nostri blog. Erano bei tempi...

Poi, in pochi anni, veloci come sono arrivati, i blog sono quasi del tutto spariti. Non c'è più spazio per un sistema così lento nella vita di oggi, certi principi che erano alla base della blogosfera non si adattano bene ad un mondo così diverso, fatto di app e social network, dove tutto è centralizzato e dove si preferiscono contenuti brevi e spesso superficiali ma generati in quantità elevata. E secondo me ci abbiamo perso un po'.

E così, un po' perché su Twitter & Co. mi manca il feedback loop che avevo sul mio blog, ed un po' – o per la maggior parte – per nostalgia, eccomi qui. Ricomincio a scrivere, su questo nuovo blog appena tirato su sulla RaspberryPi che ho dietro alla TV. Mancano ancora i commenti ed i trackback, ma arriveranno presto. Da qualche mese ho anche un blog in inglese, anche se per adesso non ho scritto molto, ma se volete potete seguire anche quello – i contenuti saranno un po' diversi. Come intuibile, era già da un po' che stavo pensando di far partire questo piccolo progetto. Questo qui, sarà il mio piccolo spazio dove scrivere in italiano.

A presto,
Daniele